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Bisogna, a volte, scegliere e farlo rapidamente: questo è uno di quei momenti. Scegliere di fare un giornale stampato, ancora sulla carta come una volta, è la prima scelta, fondamentale e decisamente anticiclica. Di poi l’offerta di cultura e informazione, anche in questo caso siamo decisamente fuori luogo, privilegiamo l’approfondimento, che non si può ridurre a 140, 1000, 2000 caratteri, lasciamo tutto lo spazio che serve per riflettere, raccontare, discutere e proporre.

Perché a Milano? Perché di Milano si vuole solo parlare bene, quasi che i tram siano solo ora in perfetto orario, eppure la memoria della “Milano da bere” si ripresenta come una vecchia e malandata baldracca, e per ciò vale la pena di raccontare un’altra Milano.

Perché un foglio locale, forse parlare di fatti cosmici ha francamente impedito di guardare il nostro giardino sempre meno verde e poi Milano è il migliore specchio del Paese. Pensare globalmente e agire localmente, così si diceva tanto tempo fa, per raccontare le grandi migrazioni racconteremo fatti dall’altro mondo, per verificare cosa si sta facendo per il pianeta altrove, anche questo racconto sarà senza sconti e senza ipocrisie.

 

Perché bianco e nero, anche la scelta dello stile che adottiamo affonda le radici nel segno rupestre dei nostri progenitori, segni di china e incisioni sono la giusta evoluzione del vedere e rappresentare la realtà con la grazia del tratto, “selfie”, o per meglio dire autoscatti, senza trucco e parrucco sono le immagini della rivista: artisti, anche in erba, ci regaleranno illustrazioni fissate con occhio critico, carico di emozioni e sogni. Nero su bianco, senza colori e sfumature, come la nostra scrittura che prenderà posizioni nette e, soprattutto, articolate e ragionate.

Perché su carta, forse per lasciare tracce oltre l’immateriale mondo virtuale. O, più semplicemente, per sentire l’odore dell’inchiostro sulla carta e il rumore dei fogli sfogliati, per appuntare lungo i bordi le immediate considerazioni. E infine perché troviamo la carta stampata come il giusto tabernacolo della cultura, quella con la C maiuscola. Vogliamo, come Petrarca, che i nostri lettori apprendano con fatica ciò che con fatica abbiamo scritto.

Infine amiamo il bello, ci picchiamo di diffondere uno stile grafico unico e immutabile nel tempo. Siamo sicuri che vi ricorderete di Milano Ambiente, al di la della nostra breve e, spesso “inutile”, esistenza.